trexuno

Oramai è già passato un anno dal mio mancato rientro in Sicilia. Ero tornato a Milano per passare le feste con i miei genitori, rivedere gli amici di sempre e sbrigare qualche noiosa incombenza burocratica. Invece, alla fine, ho deciso di restare a vivere a Milano.

È stata una scelta improvvisa e viscerale, meditata poco e metabolizzata col tempo. È che quando ti trovi faccia a faccia con un imprevisto che disorienta, un fuori programma che guasta i piani, si hanno due possibilità: proseguire impassibili per la propria strada (magari inventandoci una propria verità), oppure abbracciare il fato/karma, la vita, e compiere un atto di fiducia. Io ho scelto di rimanere a Milano e prendermi cura dei miei genitori.

In quel momento non ero ancora consapevole di tutto ciò che questa decisione mi avrebbe tolto e non sapevo ancora tutto ciò che mi avrebbe dato.

Qualche settimana fa mi è capitato di avere un colloquio con la psicologa di mio padre, la quale ha inanellato una serie di cliché per poi sentenziare, senza possibilità di replica da parte mia, che un uomo di quarantatré anni, invece di fare il badante ai propri genitori, dovrebbe farsi una famiglia, avere dei figli, senza mettere da parte i vari aspetti della propria vita. Certo, verrebbe da pensare, come darle torto?

L’ho lasciata parlare, senza obiezioni, perché certe cose non si possono spiegare, soprattutto a chi non ha voglia di ascoltare. Come avrei potuto spiegarle l’esperienza meravigliosa e difficile, intensa e faticosa, di condividere gli ultimi anni, gli ultimi mesi, di un padre malato di cancro e di una madre affetta dal morbo di Alzheimer?

Come spiegare a chi dice che mi sono adagiato in questa situazione cosa si prova ad ascoltare le storie della loro gioventù, a scoprire una parte della loro vita che non avrei mai immaginato, a sentirli canticchiare le loro canzoni preferite, a visitare i posti in cui hanno vissuto a Milano quando “tutto intorno c’era solo il verde”, a camminare per le strade del quartiere come se tutto fosse normale, come se avessimo ancora tutto il tempo del mondo?

È vero, in quest’anno non ho realizzato nulla di quello che avrei voluto/dovuto fare, né in ambito lavorativo né in ambito personale.

Ma è una scelta che farei ancora adesso, senza ripensamenti. E mentre mia madre mi chiede per l’ennesima volta a chi sei figlio?, sono contento di poter andare a letto ogni sera felice per aver preso l’unica decisione che mi è sembrata possibile: adagiarmi nella bellezza di un rapporto che mi ha reso una persona migliore.

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