A 17 anni passai l’estate in un paese della bergamasca. Dietro casa, a circa cento metri di distanza, c’era una biblioteca comunale. Fu lì che presi in prestito prima i romanzi e poi i libri di poesia di Pasolini. Li leggevo di notte e dopo due giorni li portavo indietro. Fu sempre lì che iniziò il mio periodo “francese”. Quando consegnai l’ultimo libro, sorridendo, la tipa disse che con la mia partenza avrebbe smesso di lavorare, di alzarsi ogni due giorni per segnare al computer i libri prestati e quelli restituiti.
Qualche anno dopo, per diversi mesi, ho vagato (è il termine più adatto) per le strade di Milano con una di quelle poesie piegata in tasca e trascritta proprio in quel periodo: Hymnus ad nocturnum.

Da questo link è possibile scaricare un articolo su Pasolini scritto da Daniele Piccini e apparso sulla rivista Poesia di qualche anno fa.

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