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Naomi Berrill, 34enne polistrumentista irlandese residente a Firenze, con From The Ground realizza un disco d’esordio che si regge sul binomio voce/violoncello e che, in quattordici brani minimali, traccia una linea ideale che parte dal fantasma di Nick Drake (“From the Morning”) e arriva alla protesta di Pete Seeger (“Where Have All The Flowers Gone”), passando per il Chiaro di Luna di Claude Debussy e una composizione del XVII secolo di Henry Purcell, e ancora da Robert Schumann a Emiliana Torrini, cercando di unire il suono barocco al folk. L’album, registrato e prodotto con Saul Beretta, è ben suonato e ben arrangiato ma, alla lunga, denota una delicatezza che manca di incisività e si ripete, lasciando nell’inedito scritto da Almut Schlichting la curiosità di sapere come potrebbe suonare un album di soli brani originali.

(Pubblicato su Shiver)