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Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

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Viene Torino insieme alla sera. Poteva essere ottobre ma meglio sarebbe stato più avanti. Sentire l’inverno nel piatto e nei bicchieri e gli amici intorno. La concia di Marco è più gialla della mia, cosa che concede a lui qualcosa di più autunnale. Io mangio la mia polenta come se fosse già più freddo, come se dovessi finirla in fretta. Temo che Marco appena terminata la sua possa rubarmela. Maledetto. Torino mi è sempre piaciuta tanto e spesso mi ha dato l’impressione di non esistere veramente. Torino potrebbe sparire come un sogno, da un momento all’altro. Come la mia polenta dal piatto, come l’autunno che cede il passo all’inverno. Concia è una bella parola, una parola che mischia. Ingredienti che si mettono insieme, come noi stasera, e non è un caso, che siamo amici conci.

© Gianni Montieri

 

 

Borgata Sassi ha un clima diverso dal resto della città; in questa stagione, l’odore dell’aglio orsino che cresce a bordo strada non riempie ancora l’aria e le narici. In primavera Torino sarà (anche) questo, una distesa d’aglio selvatico a pochi metri dalle case. Gianni finisce di parlare proprio mentre penso al sole che illumina quella distesa bianca e verde. Quando usciamo per andare a mangiare, ci dirigiamo in un locale che si trova proprio in quella borgata. Una volta a tavola, dopo aver letto tutti i piatti del giorno, io e Gianni ci guardiamo e decidiamo di provare la polenta concia, sorridendo. C’è una brocca di vino da svuotare e il mirto ma noi ancora non sappiamo che non basteranno per digerirla. E, mentre resto sulle mie, penso che sere come questa giù mi mancano.

(Pubblicato su Poetarum Silva)

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