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Be Here When You Get There, pubblicato per conto della Young Love Records, è il quinto album di Gary Levitt e del suo progetto chiamato Setting Sun, nome forse ispirato dalla canzone omonima dei The Chemical Brothers. Da dodici anni Levitt porta in giro la sua band americana, dividendosi tra un folk classico e un alternative rock, scanzonato quanto basta.

Gary Levitt, oltre a scrivere tutte e dieci le canzoni dell’album, cerca di fare da solo anche per quanto riguarda la maggior parte degli strumenti, suonando la chitarra, la batteria, l’organo (e il synth), e facendosi accompagnare solo dal basso (e dalla voce) di Jen Turner, dal violino (di quattro musicisti diversi), dal violoncello di Lenna Pierce e dalla voce di Avtar Khalsa. È proprio il dualismo tra la voce femminile e quella maschile a risultare una delle scelte azzeccate dell’album, rendendo più convincenti canzoni come “Down” o “Season”. Il risultato finale alterna canzoni ben riuscite come “Hard To Say”, “Selfish Love” e “Dream Next Door” ad altre che non convincono del tutto come “Idiot” e “Singularity”, dal sapore di già sentito.

Il disco sembra essere sempre in bilico tra un placido ondeggiare e uno scivolare improvviso, risultando (spesso) più credibile nelle fasi folk che in quelle alternative rock. Rilassa, distrae, permette di evadere con il pensiero, ma questo non basta a farne un disco da ricordare.

(Pubblicato su Shiver)

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