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17Giuradei

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Ettore ha la barba lunga di quasi un mese, i capelli mossi e lo sguardo incerto. Quando Alessandro inizia a picchiare sulla batteria, si allontana dal microfono e fa andare le mani avanti e indietro, come se su quei piatti fosse lui a suonare. È una cosa che ha imparato facendo teatro di strada, tanti anni fa. Ho scoperto un amore in comune per Pasolini, nato durante i nostri diciott’anni. Lo immagino a camminare per le strade di Brescia con un foglietto ripiegato in tasca e sopra una poesia ricopiata a mano: Hymnus ad nocturnum. Quando canta sembra dimenticarsi di tutto il resto, ma non dimentica mai nulla; ha troppi pensieri nella testa e troppe cose che non vanno. Tutto finirà in qualche canzone e resterà solo il ricordo. Ma questo ancora non lo sa.

© La foto è di Michela D’Amico

(Pubblicato su Poetarum Silva)