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theflareup

Il primo disco del quintetto svedese formatosi nel 2000, risale al 2002 (“Saints in the Sinner City”); seguì, all’epoca, un tour che li portò in giro per il mondo. Poi, si persero un po’ di vista, seguendo altri progetti (come i Last days of April The Assassinations). Ora, a distanza di ben sette anni, sono tornati con “Whip’em hard, whip’em good”; (distribuzione AUDIOGLOBE). Il genere resta una via di mezzo tra il glam rock degli anni 70-80, ispirandosi a David BowieKiss e Rainbow ma ricordando molto la fase discendente dei Motley Crue, e il punk-rock successivo di Iggy Pop con i suoi Stooges e dei Mogway (giusto per fare dei nomi), ricordando molto di più il periodo d’oro della coppia Marco Pirroni – Adam Ant.
Quaranta minuti di musica, per un totale di 11 canzoni (considerando la traccia fantasma) per una band che, a dispetto del nome, infiamma poco. Il disco si lascia ascoltare, questo è vero; ma se si escludono le iniziali “Put it in a letter” e “Vicious seeds”, poco altro è degno di nota. Ci sono canzoni che sembrano cover rallentate dei Blur (è proprio il caso della canzone che dà il titolo al disco) e altre che sembrano cover di Adam & The Ants (“Little China boy” su tutte). Il disco è comunque ben suonato, ma di certo non basta. Nel mese di Febbraio la band sarà impegnata in un tour promozionale in Germania; può essere che dal vivo riservino qualche sorpresa in più.
Non ci resta ora che attendere il prossimo lavoro. E se il risultato dovesse essere simile a questo disco, va bene anche fra altri sette anni.

Tracklist:
01. Put it in a letter
02. Vicious seeds
03. Whip ‘em hard, whip ‘em good
04. Kid avenger
05. To kill a Puerto Rican
06. The rudes
07. Too many zombies
08. Little China boy
09. All them pretty dolls
10. Sure you’re big enough? (+ Ghost track)

 

(Pubblicato su Ondalternativa)

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