Tag

, , , ,

riservamoac

“Letteralmente e storicamente il nostro nome deriva da Molise, Oriente, Africa, Cuba che sono le influenze principali, musicali e culturali che noi abbiamo usato nella nostra musica, ma che poi traslandolo può significare qualsiasi posto del mondo. Insomma il senso è che la musica avvicina tutti i popoli, le culture, le differenze e creano qualcosa di effettivamente unitario e solidale”.
Così Fabrizio Russo descrive il nome (e il senso) della band. Nel loro secondo disco, si respira aria di Balcani. E si possono trovare anche tracce dei Folkabbestia (‘Il riservista’ e ‘Canzone della buona compagnia’) e dei Bandabardò (‘Mi lamento’), pur essendo il gruppo ben altro.
La Riserva Moac (mi piace usare l’articolo femminile invece di quello maschile) è una band di otto elementi che arriva da Bojano, nel Molise. Hanno già avuto modo di esibirsi all’estero (Francia, Germania e Usa) e in festival nazionali importanti come l’Arezzo Wave e il Primo Maggio a Roma. Hanno aperto i concerti di artisti come Elio e le Storie TeseMax GazzèRoy PaciModena City Ramblers e Bandabardò.
La musica (dei popoli) come identità, come memoria. La diversità che diventa un punto di unione, a iniziare dagli strumenti. Infatti, nelle tredici canzoni del disco (una di queste, ‘Riassunto’, completamente strumentale) si rivisita la tradizione con la musica contemporanea, utilizzando suoni elettronici, chitarre alternate a zampogne, fisarmonica e strumenti a fiato. Le voci a volte si alternano e altre si rincorrono in maniera molto abile (complimenti soprattutto alla voce femminile di Maja Pavone).
Questo secondo disco, che segue ‘Bienvenido’ del 2005, è stato distribuito anche nei paesi dell’unione Europea, a dimostrazione di come i Moac abbiano delle potenzialità artistiche (e culturali) da non sottovalutare.
Potenzialità che si possono notare in brani come ‘Barumbà’, nella maliziosa ‘Te voje fa girà’ e anche in ‘Ecce Moac’. Le due cover presenti nel disco, più che rivisitazioni, sono due canzoni totalmente nuove. ‘Andare camminare lavorare’ di Piero Ciampi è sicuramente più convincente rispetto a ‘Romantica’ di Tony Dallara. Si parla di immigrazione (‘La giudecca’ tra il principe padano e la fossa del migrante), di diversità (‘L’indifferente’) e di guerra o meglio, del desiderio di pace (‘Il riservista’), con testi impegnati e profondi.
Una band che, se mantiene queste premesse, ha la possibilità di diventare all’estero uno dei punti di forza della tradizione italiana. Sperando che anche in Italia possano trovare lo spazio ideale per dimostrare il loro valore e non restare un fenomeno di ‘nicchia’.

Tracklist:
01. La musica dei popoli
02. Il mio delirio
03. Ecce Moac
04. Mi lamento
05. Andare camminare lavorare
06. Strumentale
07. Il riservista
08. Te voje fa girà
09. Canzone della buona compagnia
10. Barumbà
11. Romantica
12. L’indifferente
13. La Giudecca
 
 
(Pubblicato su Ondalternativa)
Annunci